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| Per ricordare e riflettere |
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Giuseppe Montalto era un Agente di Polizia Penitenziaria che aveva prestato servizio prima al carcere Le Vallette di Torino e poi all'Ucciardone di Palermo, nella sezione detentiva per soli mafiosi. Un uomo buono e generoso, che svolgeva il suo lavoro mostrando comprensione verso chi, dovendo scontare un debito con la società, era costretto a vivere in carcere. Ma all'Ucciardone quei suoi principi si frantumarono contro il muro di chi non crede più a nulla, nemmeno allo Stato e alla Legge. Montalto fu assassinato la sera del 23 dicembre 1995 nella contrada Palma, una frazione di Trapani. Lasciava la moglie, in attesa di una bimba, e la figlia di dieci mesi. A lui è dedicato il volume "Montalto, fino all'ultimo respiro" (Edizioni Giuseppe Laterza) scritto da Donato Placido, attore di teatro e di televisione, e scrittore fin da giovanissimo e Antonio D'Errico, scrittore e sceneggiatore teatrale. Un libro che vuole essere un omaggio, un ricordo, un "diario sentimentale", come recita lo stesso sottotitolo, di un ragazzo, dei suoi affetti, della sua voglia di essere una persona che vive e lavora cercando sempre di dare il meglio di sé. Ma questo libro, scritto con grande semplicità e schiettezza, va anche ben al di là del semplice e doveroso ricordo, è anche, infatti, lo spunto per riflettere sui problemi della realtà carceraria italiana. Scrive, nella prefazione al volume, Gian Carlo Caselli, già Capo dell'Amministrazione Penitenziaria e, all'epoca del delitto, Procuratore della Repubblica a Palermo: "Il libro offre significativi spunti di conoscenza e riflessione sul ruolo sempre difficile della Polizia Penitenziaria. Un ruolo unico ed eccezionale. Perché al personale tutto dell'Amministrazione Penitenziaria - ma in modo particolare alla Polizia - la società chiede di riuscire là dove nessun'altra istituzione è riuscita. Chiede di vincere a un tavolo dove gli altri - scuola, famiglia, chiesa, associazioni - spesso hanno perso. Chiede di riportare al rispetto della legalità coloro che sono indotti a vedere nella legalità il nemico colpevole di averli puniti o che alla legalità vogliono sostituire un contropotere criminale. Un compito smisurato. In alcuni casi sovrumano. Come il sacrificio di Montalto testimonia". Ma non si ferma qui Caselli e pronuncia un toccante j'accuse. Scrive, infatti, ancora nella prefazione al volume: "L'evocazione del martirio di Montalto ripropone poi l'interrogativo che sempre ci si deve porre di fronte ad una vittima della violenza mafiosa. I tanti morti di mafia, sono forse morti anche perché noi non siamo stati abbastanza vivi? Perché tutti noi (noi cittadini, noi Stato) non ci siamo abbastanza indignati? Non abbiamo vigilato a dovere? Coloro che sono morti hanno visto la sopraffazione, l'illegalità, lo scialo della violenza, la ricchezza facile e ingiusta, la debolezza delle istituzioni. Questo hanno visto e per questo sono morti. Noi invece, - continua Caselli - pur vedendo le stesse cose, quante volte ci siamo accontentati dell'ipocrisia? Quante volte abbiamo sentito e praticato, invece di spezzarlo, il giogo delle mediazioni e degli accomodamenti, magari solo per quieto vivere? La storia del servizio di Montalto nel carcere dell' Ucciardone è anche storia di isolamento e di solitudine e quindi di sovraesposizione alla rappresaglia criminale. Storia di una morte che deve costituire - per tutti noi - una condanna". Un ricordo che è ancora molto vivo se il pensiero a Giuseppe Montalto è tornato anche recentemente nelle parole del ministro della Giustizia Fassino dopo l'arresto del boss della mafia Francesco Virga: "Di fronte all'arresto di Virga - ha detto Fassino in quell'occasione - il mio primo pensiero è andato alla memoria dell'agente di Polizia Penitenziaria Giuseppe Montalto, ucciso dalla mafia per aver svolto con rigore e spirito di dedizione le sue delicate funzioni al servizio dello Stato".
Donato Placido - Antonio D'Errico
MONTALTO, FINO ALL'ULTIMO RESPIRO
Prefazione di Gian Carlo Caselli
Edizione Giuseppe Laterza
pagg.175, £18.000
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