3 settembre 2010-1.56.22  
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA - DIPARTIMENTO DELL'AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA

 

 
           
 
 
 

N. 5 ANNO III  
Maggio 2002


 
NOTIZIE DAP
 
Il ricordo di Giovanni Falcone  
 
 
Il 23 maggio del 1992, nella strage di Capaci, perdevano la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e gli uomini della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Di Cillo. A dieci anni da quell'orrendo eccidio, presso la sede del ministero della Giustizia, il 21 maggio si è svolta la cerimonia commemorativa. Il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi ha scoperto una targa alla memoria, a testimonianza dell'impegno morale e istituzionale di Giovanni Falcone nel promuovere il rispetto della legalità e della giustizia.
Alla commossa cerimonia commemorativa hanno preso parte, tra gli altri, il Presidente del Senato Marcello Pera, il Presidente della Camera Pierferdinado Casini, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, il ministro dell'Interno Claudio Scajola e il Capo del Dap Giovanni Tinebra, oltre a molti altri esponenti del governo e rappresentanti politici.
"Non appare cosa facile - ha detto il ministro Castelli - commemorare la figura di Giovanni Falcone. La tragicità della sua fine, il modo e i tempi della sua scomparsa sono ancora oggi ferite non rimarginate. La sua figura appare a me come quella di un uomo che amava profondamente la propria terra e che per essa lottava. Un uomo dinamico e concreto, lontano dalla mentalità paludata e burocratica contro la quale molto spesso nella sua vita ebbe a scontrarsi.
Proprio per essere un uomo teso al raggiungimento del risultato - ha continuato il ministro della Giustizia - Falcone è stato da magistrato un grande lavoratore e un coraggioso innovatore.
Non possiamo oggi non ricordare - ha aggiunto - la genialità delle sul intuizioni sui metodi e sui modi per combattere la criminalità organizzata in termini di "sistema". Ma un uomo non diventa grande solo per le sue capacità intellettuali, per le sue analisi, le sue intuizioni, le sue proposte, in altre parole, le sue idee. È la fede, il coraggio e la determinazione incrollabile nel portarle avanti che lo rendono grande. Egli non venne meno mai al suo unico e vero obiettivo, al suo desiderio bruciante, alla sua missione - la lotta alla mafia - proseguendo la sua opera innovatrice, questa volta sul piano normativo, come Direttore generale della giustizia penale al Ministero di Grazia e Giustizia".
Il ministro Castelli ha quindi concluso dicendo: "Occorre allora ribadire con forza che non vi possono essere divisioni, né polemiche sul tema della lotta alla mafia. Tutti abbiamo il dovere di combattere unitariamente questa battaglia, poiché se qualcuno pensasse di derogare in nome di qualche posizione ideologica o peggio di parte, allora sì che verrebbe tradito l'insegnamento di Giovanni Falcone. Abbiamo ricordato ciò che Giovanni Falcone è stato: l'Uomo, il Magistrato, il Direttore Generale. Ora possiamo onorare ciò che Giovanni Falcone è, qui in mezzo a noi e ancora sarà, in questa dimensione terrena, avendo consegnato la sua vita e il suo esempio alla storia di questo Paese: un simbolo. Il simbolo del valore dell'uomo quando unisce la fede alle idee per il progresso dell'Umanità. Qualcuno ha detto che un uomo non muore fino a quando ci saranno altri uomini a raccontare di lui ai propri figli. Noi non ci stancheremo mai di farlo".

 

 




 

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