Più del 34% degli italiani dichiarano di essere stati vittima, almeno una volta nella vita, di un reato; dall’11 al 13% sono quelli che hanno subito un sopruso nell’anno appena trascorso; centinaia di migliaia coloro che hanno dato la vita, vittime innocenti di orrori premeditati e incidenti drammatici, di stragi politiche e violenze personali, colpiti laddove erano più deboli: gli affetti familiari, l’integrità morale, la dignità. Molti di loro piangono in silenzio, lacrime pesanti affidate all’intimità di una riflessione; tanti hanno intrapreso la via della lotta, convinti che la loro battaglia avrebbe motivato la volontà di alcuni e alleviato le sofferenze di altri. In Italia sono, oggi, centinaia le associazioni che ricordano le vittime di reati, più o meno comuni, più o meno drammatici. Alcune di loro si offrono alla ribalta del grande pubblico, altre ad un plauso più ristretto, ma tutte lottano per restituire legalità allo Stato. Richiedono giustizia rivendicando le vittime della mafia, del terrorismo, dell’usura, degli incidenti stradali, delle tragedie dimenticate come di quelle rivisitate più e più volte. Cercano verità, a volte scomode; risposte, a volte impronunciabili; promesse, di rado mantenute.
Molte di loro si sono radunate l’11 ottobre 2002 a Firenze in occasione del convegno Modernità e diritti: la tutela delle vittime promosso dalla Fondazione Luigi Guccione (Ente morale per le vittime della strada) in collaborazione con il Comune di Firenze e sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica. Due giorni di dibattito attento e consapevole, di confronto propositivo al fine di rilanciare una voce unitaria direttamente alle più alte cariche dello Stato. Alla base di ciò la richiesta di una rapida approvazione del progetto di legge, redatto dalla Commissione sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati e già portato all’attenzione del ministro della Giustizia, Castelli, a cui hanno preso parte rappresentanti delle associazioni delle vittime dei reati, esperti di vittimologia e rappresentanti dello stesso ministero della Giustizia e di quello dell’Interno. Una richiesta resa più forte dalla decisione quadro sottoscritta dall’Unione Europea il 15 marzo 2001 e che impone agli Stati membri di rivedere la posizione della vittima all’interno del procedimento penale. Le vittime “normali” dovranno pertanto essere distinte da quelle a tutela rafforzata, ossia coloro che hanno subito particolari allarmi sociali, come terrorismo e criminalità organizzata. A tutte dovrà essere garantita una maggiore informazione sugli aspetti giudiziari, sulle inchieste, come sui rimborsi. A tal proposito è stata richiesta l’istituzione di uno Sportello unico per le vittime di reato, che dovrebbe trovare sede in ogni Prefettura. Sarà, inoltre, necessario l’adeguamento del Codice di procedura penale nonché l’istituzione di un fondo nazionale di assistenza e di una “Giornata della memoria delle vittime di eventi delittuosi”.
Un carnet di proposte lucide e dettagliate che parlano il linguaggio della chiarezza e della solidarietà. A farsene paladini la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, l’Unione familiari vittime delle stragi (associazioni che raccolgono i familiari delle vittime delle stragi di Bologna, di piazza Fontana, di piazza della Loggia, del treno Italicus, di Ustica, del Rapido 904 e di via dei Georgofili), il Comitato 8 ottobre per non dimenticare (familiari delle 118 vittime di Linate), il Comitato vittime Moby Prince, l’Associazione vittime della Uno Bianca e molte altre. Tutte raccontano storie di uomini che, da passati diversi, sono stati chiamati ad un destino comune: divenire vittime inconsapevoli ed innocenti.
Perseguono tutte lo stesso scopo, inseguendo giustizia e verità, ma nessuna dimentica il proprio punto di partenza, il dramma che ne ha ispirato la missione. Così la Fondazione Falcone, nata dopo la tragedia della strage di Capaci, fonde il suo impegno al mantenimento della memoria, al ricordo di quell’atto efferato, organizzando incontri e lavorando per quella che chiama la “cultura antimafia”. Dal ’96 ha ottenuto dall’ONU il riconoscimento dello status consultivo, in qualità di organizzazione non governativa, presso l’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite). Ogni anno eroga 10 borse di studio finalizzate a promuovere l’attività di ricerca sulla criminalità organizzata e organizza un convegno internazionale su temi di stringente attualità. L’ultimo, “Globalizzazione, etica, valori, regole”, ha raccolto gli interventi di Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, come di eminenti professori della Fordham University di New York. Un impegno costante a cui hanno contribuito uomini politici e cariche istituzionali, avvocati e magistrati, ma soprattutto gente comune e ragazzi che, dal chiuso delle loro aule, hanno urlato il loro “no” alla mafia.
Una strada, quella della sensibilizzazione e della partecipazione popolare, che viene ripetutamente privilegiata anche dall’Associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Quel giorno persero la vita 85 persone e 200 rimasero ferite; ancora oggi amici e familiari ricordano quel gesto seguendo gli aggiornamenti giudiziari, premendo perché si insegua la verità, sensibilizzando e offrendo un ristoro e un valido appoggio ai tanti parenti, altrimenti sperduti.
La lotta alla mafia e al terrorismo, per quanto encomiabili, sono solo due volti di una guerra combattuta su più fronti e contro un’infinità di nemici. La Fondazione Luigi Guccione, nata il 3 giugno 1998, si batte per la sicurezza stradale. Gli incidenti sono, oggi, la maggiore causa di morte tra i 18 e i 30 anni e mietono più vittime di Aids e droga messi insieme. Sono, infatti, 9.000 le morti accertate, 20.000 i disabili gravi, 300.000 i feriti e 33 miliardi di euro i costi sociali sostenuti dallo Stato. Ogni anno, dalle 2 alle 6 del mattino nei giorni di venerdì e sabato, perdono la vita sulle strade circa 400 giovani dai 18 ai 25 anni. Un esercito senza voce che chiede regole ferree, infrastrutture sicure, educazione stradale e prevenzione. Aspettative ambiziose che la Fondazione Guccione attende di vedere avverate soprattutto in occasione del 2003, Anno europeo per la sicurezza stradale, e del 2004, Anno mondiale della sicurezza stradale. Sono associazioni diverse con intenti diversi: alcune affondano il loro dramma nell’inadeguatezza dell’uomo, altre nell’inefficienza dello Stato. Tra queste il “Comitato 8 ottobre per non dimenticare”, nato in occasione del disastro aereo di Linate del 2001, in cui 118 persone persero la vita, e ancora oggi impegnato nella ricerca dei colpevoli. Una sofferenza improvvisa che ha investito oltre 600 famiglie e che, ad un anno di distanza, sembra in parte alleviata dall’impegno costante profuso nella richiesta di risarcimenti e di giustizia. Quell’impegno e quelle richieste che hanno mosso l’azione dell’ “Associazione delle vittime delle frane del 5 maggio 1998”, nata nel ricordo delle 160 persone che persero la vita e delle 400 famiglie che rimasero senza casa dopo l’alluvione di Sarno. Nel loro caso gli interventi dichiarati “di somma urgenza” sono a meno di un quarto della realizzazione e, avanti di questo passo, vedranno la fine solo nel 2014.
Oltre a questi, gli affogati del Moby Prince, gli operai del petrolchimico di Porto Marghera, i malcapitati di via dei Georgofili, come i passeggeri del treno Italicus hanno trovato tutti una voce capace di farli uscire dal silenzio e offrire una testimonianza preziosissima per la società. Hanno scoperto la devozione dei familiari, la solidarietà dei cittadini e magari il rispetto dei carnefici. «Il giusto, la vittima, come il legno di sandalo, profumano l’ascia di chi li colpisce», diceva Montale. È questa la speranza che allevia le pene dei superstiti: il valore catartico che tanti sacrifici possano aver avuto all’interno di una società, apparentemente allo sbando.
Un messaggio inascoltato se non per l’impegno e la volontà mostrati dalle associazioni che hanno saputo radunare intenti, ricordare eventi e proporre soluzioni. Il loro proliferare sembra, ormai, inarrestabile e investe gli ambiti più disparati del quotidiano.
Difendere le vittime diviene, così, il tramite per difendere se stessi, i propri figli, la propria società. È questo lo spirito che ha animato il convegno di Firenze, il collante che ha portato in quella sala persone con idee e storie diverse, messaggi e aspettative contrastanti. Si sono ritrovati lì, proprio dietro le tombe dei padri della patria a ricordare i loro martiri, magari lasciandosi ispirare come molto tempo prima fece Foscolo di fronte a quei giganti. Tra quegli uomini celebri e la fiaccola sempre accesa di un milite ignoto si perdono i tanti sepolcri della gente comune: storie di sconcertante semplicità rese uniche dal loro estremo sacrificio, messaggi inascoltati che chiedono giustizia a noi che ancora possiamo dargliela.
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