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| N. 11/12 ANNO VII |
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Novembre-Dicembre 2006 |
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A quasi trent’anni dalla misteriosa scomparsa, la moglie e i figli ricordano
il vice comandante di Polizia Penitenziaria, riconosciuto Vittima del Dovere |
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« Dopo più di un quarto di secolo dalla scomparsa,
rimane tutt’oggi vivo il ricordo di un marito gentiluomo e di un padre
davvero unico, ligio al dovere, che ha speso la propria vita a servizio dello
Stato». Con queste parole la moglie, Rosa Cracchiolo e i figli Giuseppe,
Alessandro e Ivan vogliono ricordare sulla Rivista il Maresciallo Calogero Di
Bona, misteriosamente scomparso il 28 agosto del 1979, all’età
di 35 anni. «Abbiamo ancora vivo il suo ricordo» dice oggi il figlio
Giuseppe, il più grande dei tre fratelli che all’epoca avevano
5 e 2 anni e il più piccolo 11 mesi appena. Le cronache dei giornali
parlarono allora di “lupara bianca”, con cui la mafia faceva scomparire
ogni traccia della persona rapita, ma si parlò anche di un regolamento
di conti, un agguato teso a Di Bona da qualcuno che aveva forti rancori nei
suoi confronti. Ma la verità purtroppo non fu mai scoperta. Allora Calogero
Di Bona, nato a Villarosa, in provincia di Enna, il 29 agosto 1944, era vice
comandante all’Ucciardone di Palermo. Da 15 anni faceva parte degli allora
agenti di custodia e quasi tutti li aveva trascorsi nell’istituto palermitano,
iniziando la carriera da semplice guardia.
«Tutto accadde dopo una intensa giornata di lavoro all’Ucciardone,
– ricorda la moglie –. Dopo averci accompagnato a casa della nonna
uscì per prendere un caffè dicendo che sarebbe ritornato da lì
a poco. Il mancato rientro di mio marito dopo un’ora, non mi preoccupò
perché pensai che si fosse dovuto recare all’Ucciardone per qualche
improvviso problema. Ma col passare del tempo capii che qualcosa doveva essere
successo. Dopo aver chiamato alcuni colleghi al carcere e avendo saputo che
lì non era andato, avvisai subito i carabinieri della zona. Le ricerche
furono avviate subito e dopo un paio di giorni fu ritrovata l’auto, ma
di mio marito nessuna traccia. Dell’istruttoria – continua a ricordare
la signora Cracchiolo – se ne occupò il Giudice Rocco Chinnici,
anch’egli valoroso servitore dello Stato, il quale appurò che le
cause della scomparsa di mio marito dovevano essere ricercate nell’ambito
del suo lavoro. Ma con la morte del Giudice Chinnici moriva anche la speranza
mia e dei miei figli di conoscere il motivo per il quale mio marito perse la
vita. Da allora – conclude Rosa Cracchiolo – sono trascorsi 27 anni
e per la mia famiglia questi anni sono trascorsi con un dolore vivo al cuore
per la perdita di un marito gentiluomo, di un padre meraviglioso per i nostri
figli e per un uomo che ha creduto sempre nella Giustizia e per la quale ha
indossato una divisa fino a perdere la vita. La mia famiglia ringrazia lo Stato,
che con le misure a favore delle vittime del dovere ci è stato vicino,
e i colleghi che ancora oggi lo ricordano con affetto».
Il maresciallo Di Bona è stato riconosciuto dal Ministero dell’Interno
“Vittima del Dovere” ai sensi della legge 466/1980.
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