3 settembre 2010-1.56.31  
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA - DIPARTIMENTO DELL'AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA

 

 
           
 
 
 

N. 11/12 ANNO IV  
Novembre-Dicembre 2003


 
MEMORIA
 
In ricordo di Luigi Daga  
Assunta Borzacchiello
A dieci anni dalla scomparsa del magistrato, il Dap ha voluto onorarne la memoria con una commossa cerimonia
 
 
A dieci anni dalla tragica scomparsa di Luigi Daga, l’Amministrazione Penitenziaria ne ha voluto onorare la memoria e l’opera in una sobria e commossa cerimonia commemorativa svoltasi a Roma presso la sala di via del Gonfalone, gremita di amici e collaboratori, alla presenza della moglie, signora Paola, dei figli e della sorella del magistrato scomparso.
La vita umana e professionale di Luigi Daga è stata ripercorsa negli interventi del Capo del Dipartimento Giovanni Tinebra, del vice Capo Emilio di Somma, del Presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Conso, del Presidente onorario di Cassazione Giuseppe La Greca, del Capo del Dipartimento per la Giustizia minorile Rosario Priore, del direttore dell’Ufficio Studi e ricerche del Dap Giovanni Tamburino.
Giovanni Tinebra ha aperto la cerimonia ricordando che la commemorazione di Luigi Daga, a dieci anni dalla sua tragica scomparsa, «non è solo un atto doveroso per l’Amministrazione Penitenziaria che ha avuto il pregio di avvalersi della sua piena collaborazione come direttore dell’Ufficio Studi, ma è anche un tributo alla sua memoria e alla sua opera che hanno fatto conoscere la ricchezza e la complessità del sistema penitenziario italiano in tutto il mondo».
Giovanni Conso all’epoca del tragico evento era ministro di Grazia e Giustizia, fu colui che nella seduta della Commissione Giustizia del 17 novembre 1993 diede la notizia della morte di Luigi Daga avvenuta alle 2,45 di quel giorno. L’intervento di Giovanni Conso ha ripercorso con grande pathos quei tragici momenti, suscitando una commozione che ha coinvolto non soltanto la figlia di Daga, Francesca, ma tutti i presenti. Conso ha ricordato la giusta volontà del Dap, ed in particolare della Rassegna penitenziaria e criminologica, di cui Daga fu a lungo responsabile, di commemorare un magistrato che ha svolto un ruolo importantissimo per l’affermazione della riforma penitenziaria e che ha fatto conoscere l’Ufficio Studi ben al di là dei confini del nostro Paese. Conso ha anche spiegato che non si è riusciti, come si voleva, a pubblicare gli scritti inediti in questa occasione perché ci si è trovati di fronte a un materiale ben più ampio del previsto. Anche questa è una dimostrazione di quanto Daga abbia saputo fare negli anni in cui ha operato al Dap. Commemorare una scomparsa, e tanto più una scomparsa tragica, improvvisa e ingiusta come quella che ha colpito i familiari, ha proseguito Giovanni Conso, rinnova il dolore, ma al tempo stesso consente, grazie al passaggio del tempo, di vedere meglio l’eredità positiva che è stata lasciata da una persona quale fu Luigi Daga. Una eredità anzitutto per la famiglia, dimostrata dagli splendidi risultati conseguiti dai suoi figlioli, ma anche una eredità più ampia, che iscrive Daga tra le persone che hanno contribuito al rinnovamento dell’istituzione penitenziaria. Daga, ha concluso Conso, aveva la profonda convinzione della recuperabilità del detenuto e del valore di ogni persona, quand’anche abbia commesso un reato, ed ha saputo trasformare queste convinzioni in impegno al servizio dell’istituzione.
Un’approfondita analisi dell’opera di Luigi Daga, attraverso gli scritti, editi e inediti, è stata svolta da Giuseppe La Greca, che con Daga ebbe stretti rapporti di collaborazione, oltre che di amicizia. La Greca ha colto l’occasione per presentare il progetto, promosso dall’Ufficio Studi e Ricerche, della pubblicazione di un numero speciale della Rassegna Penitenziaria e Criminologica dedicato agli scritti inediti di Daga.
Emilio di Somma ha messo in evidenza un passaggio centrale del percorso professionale di Luigi Daga, il suo apporto per le trasformazioni decisive per l’Amministrazione Penitenziaria nel corso degli anni Novanta: «Voglio ricordare l’apporto fondamentale di Luigi nel portare a termine, nel 1990, il difficile e complesso iter legislativo della legge di riforma del Corpo di Polizia Penitenziaria e dei successivi decreti delegati di attuazione. (…) La portata innovativa della legge 395 del 1990 investì l’intero assetto dell’Amministrazione Penitenziaria, trasformando la Direzione generale degli Istituti di prevenzione e pena in Dipartimento, anticipando in modo significativo la riforma del ministero della Giustizia del 1999. Luigi considerava quell’intervento legislativo di portata decisiva per il settore dell’esecuzione penale, pari, per estensione e importanza delle riforme introdotte, a quanto operato, nel campo dei diritti e del trattamento dei detenuti, con la riforma penitenziaria del 1975».
Rosario Priore ha attualizzato il ricordo del magistrato scomparso, parlando della possibilità di una riapertura delle indagini. Ecco quanto ha detto: «Alla fine degli anni ’70 dovetti raggiungere Il Cairo per il compimento di attività istruttorie nell’inchiesta per il sequestro e l’assassinio dell’on.le Aldo Moro. Ho conosciuto in quelle occasioni i luoghi del convegno, in cui fu colpito l’amico e collega Luigi Daga dieci anni or sono.
Vi sono ritornato, per altra inchiesta, a metà degli anni ’90. In questa occasione mi fu detto che le indagini per l’attentato ai danni di Luigi Daga non erano state abbandonate. Si faceva chiaro riferimento alle fratellanze musulmane, a quelle associazioni da cui deriveranno i fondamentalismi che stanno insanguinando più aree del pianeta.
E per ciò la morte di Luigi Daga si riannoda e si collega ai massacri dei giorni nostri. Si colloca, quell’attentato, all’interno della progettualità di quel terrorismo. Credo che si abbia il dovere di raccogliere gli esiti delle inchieste egiziane e trasferirli nella nostra che, grazie a questi apporti, potrebbe essere riaperta. Non solo per tentar di scoprire e punire gli autori della morte di Luigi Daga, ma anche per prevenire e contenere la furia del terrorismo odierno».
Giovanni Tamburino ha concluso la commemorazione ricordando quanto sia ancora vivo, in ambiente internazionale, il rimpianto per la prematura scomparsa del magistrato: «Mi accade spesso di incontrare persone che, sentendo che provengo dal Dap, dall’Ufficio Studi italiano, mi parlano subito di Luigi Daga e, avendolo conosciuto, rinnovano il sentimento di ammirazione e di affetto per lui. (…) Daga ha contribuito in misura straordinaria a diffondere – direi a creare - l’immagine dell’Amministrazione Penitenziaria nel mondo, dove era stimato per la capacità di innovazione e di approfondimento. Ho riscontrato quanto il ricordo di Luigi sia intenso anche tra alcuni esponenti del mondo islamico. Non mi sembra casuale che l’ultima attività di Luigi si sia svolta al Cairo. Vedo in ciò un segno e il suggello della sua attenzione per quel mondo, di cui aveva intuito, con grande preveggenza, le potenzialità e i problemi. Il suo approccio, attento e rispettoso, avrebbe molto da insegnare ancora oggi, in questi terribili momenti, che vedono la prevalenza di spinte di intolleranza, di violenza e di reciproche incapacità di dialogo».

Le tappe principali della biografia professionale
Luigi Daga, nato a Catanzaro il 26 agosto 1947, magistrato di appello addetto al Ministero di Grazia e Giustizia, Direttore dell’Ufficio VI - Studi e Ricerche - del D.A.P., deceduto il 17 novembre 1993 a Roma.
Luigi DAGA, magistrato, direttore dell’Ufficio Studi e Ricerche del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria presso il Ministero di Grazia e Giustizia, veniva inviato in missione al Cairo dal 23 al 29 ottobre 1993 per partecipare, in qualità di relatore, al VI Congresso dell’Associazione egiziana di Diritto Criminale. Avrebbe dovuto svolgere una relazione nell’ambito della tavola rotonda sul nuovo codice penale francese ed il progetto di riforma del codice penale italiano. Il 26 ottobre subiva un sanguinoso attentato presso l’Hotel Semiramis de Il Cairo, che ne provocava il decesso in Roma, il successivo 17 novembre 1993.
Luigi Daga, che ha trascorso una lunga parte della sua carriera presso gli uffici dell’Amministrazione Penitenziaria, era uno studioso e un profondo conoscitore, apprezzato in sede internazionale, di ogni problematica del carcere e del mondo penitenziario.

 

 




 

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